Metalmeccanica e installazione di impianti: costo medio orario da giugno 2026
Il Ministero del Lavoro, con il decreto direttoriale del 5 ottobre 2026, aggiorna le tabelle nazionali del costo medio orario per operai e impiegati dell’industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti, con decorrenza da giugno 2026. I valori recepiscono il rinnovo contrattuale del 22 novembre 2025 e l’accordo sugli incrementi retributivi del 16 giugno 2026. Il decreto individua inoltre le componenti aziendali che possono determinare oscillazioni rispetto ai costi tabellari.
Con il decreto direttoriale del 5 ottobre 2026, il Ministero del Lavoro aggiorna il costo medio orario del personale dipendente, distinto tra operai e impiegati, a valere dal mese di giugno 2026.Il provvedimento aggiorna le precedenti tabelle approvate con il decreto ministeriale n. 103 del 24 novembre 2025. La revisione tiene conto del rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal, sottoscritto il 22 novembre 2025 con FIM-CISL, FIOM-CGIL e UILM-UIL, e del verbale del 16 giugno 2026 relativo alla quota di incremento retributivo collegata alla dinamica dell’IPCA.Le nuove tabelle sono state formalmente condivise dalle parti firmatarie con comunicazione congiunta del 24 settembre 2026.Ambito di applicazioneIl decreto riguarda il personale delle imprese dell’industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti comprese nel campo di applicazione del contratto collettivo richiamato.Quest’ultimo include anche attività di installazione, manutenzione e gestione di impianti industriali, meccanici, idraulici, termici, elettrici, telefonici, di sollevamento ed ecologici, nonché impianti di segnalamento e segnaletica stradale. Sono inoltre richiamati i servizi generali, logistici e tecnologici alle imprese e l’esecuzione presso terzi delle attività disciplinate dal contratto.I valori sono determinati a livello nazionale, non essendo stati stipulati accordi territoriali nell’ambito del CCNL considerato.Nuovi costi medi orariGli importi, che vanno da 22,41 a 36,28 euro l’ora, rappresentano il costo medio complessivo sostenuto dal datore di lavoro per ora mediamente lavorata e non la retribuzione oraria spettante al dipendente.Le componenti considerate nel calcoloIl costo comprende retribuzione tabellare, tre scatti biennali, elemento perequativo, festività retribuite, tredicesima, contributi previdenziali e assicurativi, TFR e relativa rivalutazione. Sono inoltre considerate la contribuzione al Fondo Cometa secondo l’ipotesi di adesione indicata nelle tabelle, l’assistenza sanitaria integrativa, i contributi di solidarietà e i flexible benefits.Il calcolo assume 2.088 ore annue teoriche, dalle quali vengono sottratte 496 ore mediamente non lavorate per ferie, festività, permessi, assenze e formazione. Le ore annue mediamente lavorate risultano quindi pari a 1.592.Le tabelle prevedono anche specifiche maggiorazioni per il lavoro a turni, differenziate in base all’articolazione giornaliera e settimanale dell’attività.Possibili variazioni aziendaliIl decreto precisa che il costo tabellare può oscillare in relazione alle caratteristiche dell’impresa e del rapporto di lavoro.Possono incidere, in particolare, i benefici contributivi o fiscali fruiti dal datore, i minori oneri derivanti dalla contrattazione collettiva, gli interventi per la salute e la sicurezza, la contrattazione aziendale e la documentata incidenza dei superminimi individuali. Rilevano inoltre i costi della reperibilità e dell’esecuzione di lavori fuori sede o fuori officina.Le tabelle costituiscono dunque il riferimento ministeriale previsto dall’articolo 41, comma 13, del decreto legislativo n. 36/2023, da considerare insieme alle componenti di costo effettivamente applicabili all’impresa.Copyright © - Riproduzione riservata
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, decreto 05/10/2026, n. 146
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