Occupazione femminile nel Mediterraneo: dall’UE 25 milioni per creare posti di lavoro
La Commissione europea lancia “Surging Women’s Employment”, nuova iniziativa faro del Patto per il Mediterraneo destinata a rafforzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Medio Oriente e Nord Africa. Il programma mobiliterà 25 milioni di euro, di cui 10 milioni finanziati dall’UE, con l’obiettivo di contribuire alla creazione di 500.000 nuovi posti di lavoro femminili e all’aumento del tasso di occupazione delle donne nella regione del 5% entro il 2030. L’intervento, realizzato in collaborazione con UN Women e altri partner, punterà su sviluppo delle competenze, imprenditorialità, coinvolgimento delle imprese e riforme favorevoli all’occupazione, con particolare attenzione ai settori dell’assistenza alla persona, della transizione verde, della scienza e della tecnologia.
La Commissione europea e UN Women uniscono le forze per accelerare l’occupazione femminile in Medio Oriente e Nord Africa. È stata presentata il 23 settembre 2026 la “Surging Women’s Employment Initiative” (SWEI), iniziativa regionale che coinvolgerà governi, imprese, istituzioni finanziarie, partner per lo sviluppo, società civile e agenzie delle Nazioni Unite.Il progetto rappresenta una delle iniziative di punta del Patto per il Mediterraneo dell’Unione europea e punta a incidere su un dato strutturale: da oltre vent’anni la partecipazione femminile al mercato del lavoro nell’area MENA si mantiene mediamente intorno al 20%. Secondo i dati richiamati dalla Commissione, la riduzione del divario occupazionale tra uomini e donne potrebbe determinare un incremento del PIL regionale fino al 60%, oltre a produrre effetti positivi su produttività, innovazione e resilienza economica.L’obiettivo fissato dall’iniziativa è contribuire ad aumentare del 5% l’occupazione femminile entro il 2030 e alla creazione complessiva di 500.000 posti di lavoro destinati alle donne. L’Unione europea contribuirà al programma con 10 milioni di euro. Complessivamente sono stati mobilitati 25 milioni di dollari di finanziamenti dei donatori, provenienti da Svezia, Spagna e Finlandia e comprendenti il contributo europeo, ai quali si affiancano finanziamenti della Banca islamica di sviluppo.Le principali direttrici di intervento riguardano:- il sostegno alle riforme legislative e macroeconomiche capaci di favorire una crescita trainata dal settore privato e maggiormente orientata alla creazione di occupazione;- il coinvolgimento diretto delle imprese, chiamate ad ampliare le opportunità occupazionali per le donne;- lo sviluppo di nuovi modelli occupazionali nei settori considerati a maggiore potenziale, in particolare economia della cura, transizione verde e discipline STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Gli interventi saranno accompagnati da finanziamenti pubblico-privati e investimenti strategici.A presentare l’iniziativa, durante un evento organizzato a margine della settimana di alto livello dell’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, è stata la Commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Šuica, che ha sottolineato come l’incremento dell’occupazione femminile non rappresenti soltanto un obiettivo di parità, ma costituisca anche uno strumento per valorizzare il capitale umano e sostenere la crescita economica della regione.Il programma si inserisce in un percorso già avviato per rafforzare la partecipazione economica delle donne nei Paesi arabi. Secondo la Commissione, UN Women e i suoi partner hanno già contribuito alla riforma di 20 leggi dirette a favorire la partecipazione economica femminile, mentre oltre 900 imprese degli Stati arabi hanno aderito ai Women’s Empowerment Principles, i principi per l’emancipazione femminile promossi in ambito internazionale.Con SWEI, il Patto per il Mediterraneo punta dunque a trasformare gli interventi in materia di parità di genere in una strategia anche economica e occupazionale, mettendo al centro formazione, competenze, imprenditorialità e collaborazione con il settore privato. Il traguardo è fissato al 2030, con un obiettivo misurabile: ampliare concretamente l'accesso delle donne al mercato del lavoro in una delle aree in cui il divario occupazionale di genere resta più elevato.Copyright © - Riproduzione riservata
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