L’istituto dell’interdizione anticipata dal lavoro in caso di gravidanza costituisce uno degli ambiti più complessi disciplinati dal Testo Unico maternità e paternità (D.Lgs. n. 151/2001), in quanto incide contemporaneamente sulla tutela della salute della lavoratrice, sull’organizzazione dell’impresa, sugli obblighi in materia di prevenzione e sulle responsabilità del datore di lavoro. Per non incorrere in sanzioni occorre gestire con attenzione le situazioni che si possono creare e che coinvolgono la lavoratrice madre. Cinque sono gli scenari che possono presentarsi. Quali?
L’interdizione anticipata dal lavoro della lavoratrice in gravidanza rappresenta uno degli istituti più delicati previsti dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico maternità e paternità), poiché coinvolge simultaneamente tutela della salute, organizzazione aziendale, obblighi prevenzionistici e responsabilità datoriale.L’interdizione anticipata può intervenire:- per gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose;- quando le condizioni di lavoro o ambientali risultano pregiudizievoli;- quando la lavoratrice non può essere spostata ad altre mansioni compatibili.L’art. 17 del D.Lgs. n. 151/2001 distingue quindi interdizione sanitaria, normalmente attivata su valutazione sanitaria, e interdizione per rischio lavorativo, collegata alla concreta impossibilità di eliminare il rischio o modificare le mansioni.Scenario n. 1 - Lavoratrice esposta a sostanze chimiche1) La situazione che si crea: prendiamo ad esempio il caso di una lavoratrice addetta alle pulizie comunica lo stato di gravidanza. La mansione comporta utilizzo quotidiano di detergenti chimici; impiego di prodotti classificati irritanti o nocivi, movimentazione manuale di carichi, attività svolta in posture incongrue e con elevato affaticamento. Nel DVR aziendale il rischio chimico risulta genericamente valutato ma non vi è una specifica sezione dedicata alle lavoratrici gestanti. L’azienda, inoltre, non dispone di mansioni amministrative alternative.2) Come gestirla: il datore di lavoro deve aggiornare tempestivamente la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs. n. 151/2001; verificare la possibilità di eliminare o ridurre il rischio valutare concretamente l’assegnazione ad altra mansione compatibile in assenza di soluzioni organizzative, presentare istanza di interdizione all’ITL. La domanda deve contenere il certificato medico con data presunta del parto, la descrizione delle mansioni, l’indicazione dei rischi presenti, la dichiarazione motivata di impossibilità di adibizione ad altre attività, uno stralcio del DVR. Secondo la nota INL n. 5944/2025, la valutazione dell’Ufficio deve considerare concretamente ambiente, orario e modalità effettive della prestazione. La lavoratrice, fino all’adozione del provvedimento interdittivo, non dovrebbe essere esposta ai rischi incompatibili con la gravidanza.3) Rischi e sanzioni: in caso di omissione della valutazione specifica dei rischi per lavoratrici gestanti, mantenimento della lavoratrice in attività vietate, DVR incompleto o non aggiornato o mancata adozione di misure organizzative preventive, l’azienda rischia le sanzioni previste dal D.Lgs. n. 81/2008 e si espone a responsabilità penale in caso di danni alla salute. Prevista anche la sospensione dell’attività nei casi più gravi, oltre ad una responsabilità civile risarcitoria.
| Scenario n. 1 | Sanzione per il datore di lavoro | Cosa deve fare il datore di lavoro |
| Lavoratrice esposta a sostanze chimiche | - responsabilità penale- sospensione dell’attività- responsabilità civile risarcitoria | L’azienda deve:- aggiornare il DVR; - verificare la possibilità di eliminare o ridurre il rischio- presentare istanza di interdizione all’ITL- non esporre a rischio la lavoratrice |
Scenario n. 2 - Stress lavoro correlato in smart working
1) La situazione che si crea: una lavoratrice amministrativa svolge l’attività integralmente in smart working. Durante la gravidanza lamenta stress elevato, carichi di lavoro eccessivi, prolungata esposizione al videoterminale. Richiede quindi l’interdizione anticipata.
2) Come gestirla: in questo scenario l’interdizione non può essere considerata automatica. L’azienda deve verificare se il rischio sia effettivamente incompatibile con la gravidanza; se sia possibile ridurre carichi e ritmi; se le condizioni lavorative siano realmente pregiudizievoli. L’attività amministrativa in smart working, in assenza di rischi specifici, normalmente consente misure organizzative alternative all’interdizione. L’ITL potrebbe quindi richiedere integrazioni documentali, valutare l’effettività del rischio, rigettare l’istanza in mancanza dei presupposti.
39 Rischi e sanzioni: i rischi sanzionatori sono generalmente inferiori rispetto ai lavori manuali o chimici, ma possono emergere violazioni in materia di stress lavoro-correlato, mancata valutazione dei rischi da videoterminale, carichi di lavoro incompatibili con la tutela della maternità.
| Scenario n. 2 | Sanzione per il datore di lavoro | Cosa deve fare il datore di lavoro |
| Stress lavoro correlato in smart working. | Sanzioni in materia di sicurezza. | Verificare se il rischio sia effettivamente incompatibile con la gravidanza; la possibilità di ridurre carichi e ritmi. |
Scenario n.3 - Rientro al lavoro dopo un periodo di interdizione anticipata
1) La situazione che si crea: una lavoratrice ottiene un provvedimento di interdizione anticipata per rischio lavorativo fino all’inizio del congedo obbligatorio. Successivamente il rischio aziendale viene eliminato, la lavoratrice viene destinata ad altra mansione oppure termina il periodo interdittivo prima dell’astensione obbligatoria.
2) Come gestirla: il rientro non può essere gestito in modo automatico. L’azienda deve verificare l’effettiva cessazione del rischio, coinvolgere il medico competente, formalizzare eventuali nuove mansioni ed evitare il reinserimento in attività incompatibili con la gravidanza. L’art. 7 del D.Lgs. n. 151/2001 consente l’adibizione a mansioni diverse, anche inferiori, mantenendo retribuzione e qualifica originarie.
3) Rischi e sanzioni: i principali rischi riguardano il rientro anticipato senza verifica sanitaria e il demansionamento illegittimo. In caso di controllo ispettivo o contenzioso, particolare rilievo assumono la documentazione sanitaria, il parere del medico competente e la tracciabilità delle misure organizzative adottate.
| Scenario n. 3 | Sanzione per il datore di lavoro | Cosa deve fare il datore di lavoro |
| Rientro al lavoro dopo un periodo di interdizione anticipata | Sanzioni amministrative, responsabilità penali | Verificare l’effettiva cessazione del rischiocoinvolgere il medico competenteformalizzare eventuali nuove mansionievitare il reinserimento in attività incompatibili con la gravidanza |
Scenario n. 4 - Lavoratrice in interdizione ASL che richiede il congedo obbligatorio posticipato
1) La situazione che si crea: una lavoratrice ottiene interdizione anticipata disposta per ragioni sanitarie dall’ASL a causa di complicanze della gravidanza. Successivamente chiede di fruire della flessibilità del congedo di maternità, posticipando l’inizio del congedo obbligatorio fino al mese precedente il parto oppure direttamente alla data del parto. Si crea quindi una possibile sovrapposizione tra interdizione anticipata sanitaria, flessibilità del congedo obbligatorio e tutela della salute della gestante.
2) Come gestirla: una lavoratrice già collocata in interdizione sanitaria potrebbe difficilmente ottenere il posticipo del congedo obbligatorio senza una nuova valutazione sanitaria che accerti il venir meno delle condizioni patologiche. Sul piano operativo, l’azienda deve acquisire la documentazione medica aggiornata, verificare la compatibilità della richiesta con il quadro sanitario, coordinare gli adempimenti con INPS e medico competente, evitare riammissioni al lavoro in presenza di prescrizioni incompatibili.
3) Rischi e sanzioni: l’azienda rischia responsabilità per illegittima riammissione al lavoro, violazione delle norme di tutela della maternità, contestazioni ispettive e responsabilità civile in caso di eventi lesivi. Un errore frequente consiste nel trattare la flessibilità come diritto automatico, senza verificare la permanenza delle condizioni sanitarie.
| Scenario n. 4 | Sanzione per il datore di lavoro | Cosa deve fare il datore di lavoro |
| Attribuzione al sostituto di mansioni di livello superiore. | - responsabilità per illegittima riammissione al lavoro;- violazione delle norme di tutela della maternità;- contestazioni ispettive;- responsabilità civile in caso di eventi lesivi. | - acquisire la documentazione medica aggiornata;- verificare la compatibilità della richiesta con il quadro sanitario;- coordinare gli adempimenti con INPS e medico competente;- evitare riammissioni al lavoro in presenza di prescrizioni incompatibili. |
Scenario n. 5 - Dimissioni durante il periodo di interdizione anticipata
1) La situazione che si crea: una lavoratrice collocata in interdizione anticipata decide di dimettersi prima del parto. Le ragioni possono essere cambio occupazionale, difficoltà organizzative, trasferimento familiare impossibilità di prosecuzione del rapporto.
2) Come gestirla: le dimissioni della lavoratrice madre nel periodo protetto sono soggette alla disciplina speciale prevista dall’art. 55 del D.Lgs. n. 151/2001. Pertanto, devono essere convalidate dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro, producono diritto alle indennità previste in caso di licenziamento, non richiedono il preavviso. L’azienda deve informare correttamente la lavoratrice sulla procedura, evitare qualsiasi pressione o comportamento ritorsivo, gestire correttamente gli adempimenti contributivi e amministrativi.
3) Rischi e sanzioni: le conseguenze possono comprendere nullità delle dimissioni, contenzioso discriminatorio, responsabilità risarcitoria, sanzioni ispettive.
| Scenario n. 5 | Sanzione per il datore di lavoro | Cosa deve fare il datore di lavoro |
| Dimissioni durante il periodo di interdizione anticipata. | - nullità delle dimissioni- contenzioso discriminatorio- risarcimento danni- sanzioni ispettive. | - informare correttamente la lavoratrice sulla procedura;- evitare qualsiasi pressione o comportamento ritorsivo;- gestire correttamente gli adempimenti contributivi e amministrativi. |
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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2026/05/11/interdizione-anticipata-lavoratrice-madre-evitare-rischi-sanzioni