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Sicurezza sul lavoro: fondamentale il ruolo dei Consulenti del lavoro per la tutela della legalità

“Il Decreto Sicurezza rappresenta un’evoluzione necessaria per adeguare le regole a un mondo del lavoro profondamente cambiato dalla transizione digitale. In questo contesto i Consulenti del Lavoro svolgono un ruolo centrale nella tutela della legalità e della sicurezza, sia per specializzazione che per numeri gestiti.”. Ruolo che non si limita alla sola consulenza tecnica, ma si amplia alla promozione di una cultura della prevenzione fatta di orientamento, formazione e responsabilità diffusa. Il Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, anticipa nell’intervista per IPSOA Quotidiano i temi al centro del suo intervento al 15° Forum LAVORO, organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Dottrina Per il Lavoro, che si è svolto a Modena il 25 febbraio 2026.

Si è svolto a Modena il 15° Forum LAVORO, organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Dottrina Per il Lavoro. Il Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, anticipa nell’intervista per IPSOA Quotidiano i temi al centro del suo intervento.

La sicurezza sul lavoro è sempre più al centro dell’azione normativa e dei controlli ispettivi. Quale ruolo possono svolgere i Consulenti del lavoro nel diffondere una nuova cultura della prevenzione nelle imprese, andando oltre il mero adempimento formale degli obblighi di legge?

La sicurezza è tornata al centro dell’azione normativa con cui rafforzare il contrasto agli infortuni sul lavoro, ma la vera sfida oggi è trasformare gli adempimenti in cultura sociale. Le norme, infatti, diventano efficaci solo se la prevenzione entra stabilmente nell’organizzazione del lavoro e nei comportamenti quotidiani di imprese e lavoratori. È questo il passaggio decisivo da compiere: fare in modo che la sicurezza non sia vista come un obbligo, ma un metodo di lavoro fondato su responsabilità, formazione e trasparenza. Il Decreto Sicurezza rappresenta un’evoluzione in tal senso, necessaria per adeguare le regole a un mondo del lavoro profondamente cambiato dalla transizione digitale. In questo contesto i Consulenti del Lavoro svolgono un ruolo centrale nella tutela della legalità e della sicurezza, sia per specializzazione che per numeri gestiti. L’ultima rilevazione Inps dice che sono quasi 10 milioni di rapporti di lavoro gestiti dai Consulenti del Lavoro, cioè ben oltre i due terzi della forza lavoro del settore privato. E certo non sfuggiamo alle responsabilità che ci assegna questo ruolo di leadership del segmento. Per questo, in virtù di una formazione specialistica sul tema, accompagniamo e guidiamo il sistema produttivo verso il rispetto delle regole, trasformando gli adempimenti in organizzazione concreta e in comportamenti virtuosi. Con l’obiettivo di rendere la sicurezza un investimento in serenità sociale ed equilibrio aziendale, non ci limitiamo alla mera consulenza tecnica, ma promuoviamo una cultura della prevenzione fatta di orientamento, formazione e responsabilità diffusa.

·Quali suggerimenti pratici può offrire ai datori di lavoro per implementare efficacemente misure di conciliazione vita-lavoro, come congedi e bonus, nel rispetto delle nuove regole previste per il 2026?

Gli strumenti di conciliazione vita-lavoro vanno letti come una scelta di organizzazione del lavoro, che può essere efficace se sostenuta da regole interne chiare, uguali per tutti e compatibili con le esigenze dell’impresa. Il suggerimento è di governare la conciliazione come una politica aziendale, con criteri chiari e sostenibili. Ma l’organizzazione interna non basta. È fondamentale che alle politiche aziendali si affianchi una rete di servizi pubblici adeguati e strumenti di supporto efficaci, altrimenti il rischio è che resti un obiettivo condiviso sul piano dei principi, ma di difficile realizzazione. C’è poi un passaggio culturale che va fatto e che la contrattazione collettiva può incentivare, spostando l’attenzione da un modello retributivo legato esclusivamente alla paga oraria a una retribuzione di risultato, che consente di organizzare meglio tempi e obiettivi, migliorando allo stesso tempo produttività e gestione della vita privata. È una chiave concreta per rendere strutturale la partecipazione al lavoro e ridurre quei vincoli che ancora limitano la piena inclusione nel mercato del lavoro. Dentro questo quadro, nel 2026 va utilizzata con attenzione anche la cornice delle nuove misure su congedi e cura previste dalla Legge di Bilancio, perché ampliano gli strumenti a disposizione delle imprese e richiedono una gestione ordinata e programmabile. Siamo dentro gli effetti negativi dell’inverno demografico, che nel giro di dieci anni farà mancare dal Mercato del Lavoro circa 3,5 milioni di giovani non nati negli scorsi decenni. Questo squilibrio, che ha ovviamente riflessi anche sul sistema previdenziale, può essere sopperito anche con l’aumento della percentuale delle lavoratrici. Questa è la prossima sfida da affrontare.

Come vede il potenziale impatto dell’intelligenza artificiale sui processi di amministrazione del personale e quali saranno le principali criticità da affrontare per i Consulenti del lavoro?

L’intelligenza artificiale è uno strumento che semplifica in modo concreto l’attività degli studi professionali, perché può alleggerire il carico delle operazioni ripetitive e a basso valore aggiunto, rendendo più efficienti molte attività di routine. Se utilizzata con consapevolezza, libera tempo e risorse da reinvestire in spazi in cui la professione può far davvero la differenza. Mi riferisco alle specializzazioni, di cui alcune esclusive, che fanno capo ai Consulenti del Lavoro. Parlo per esempio delle politiche attive, della certificazione dei contratti, della consulenza strategica e della gestione della crisi d’impresa. Il punto decisivo, però, resta la governance. L’intelligenza artificiale non sostituisce il nostro lavoro, lo affianca. Siamo noi a decidere come impiegarla, con quali limiti e con quali responsabilità, nel rispetto di principi non negoziabili come autonomia di giudizio, tutela dei dati, centralità della persona, etica e deontologia. La tecnologia può velocizzare e migliorare i processi, ma non può e non deve assumersi la responsabilità delle scelte tecniche.

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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2026/02/25/sicurezza-lavoro-fondamentale-ruolo-consulenti-lavoro-tutela-legalita

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