IA nei processi lavorativi: la sfida è governare l’innovazione, non subirla
“L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento di supporto, non di sostituzione del giudizio professionale. Il valore distintivo delle professioni intellettuali resta la responsabilità, la capacità interpretativa, l’etica. La regolazione deve quindi assicurare trasparenza, tracciabilità degli algoritmi, tutela dei dati e una chiara attribuzione delle responsabilità. Allo stesso tempo, è fondamentale accompagnare questa transizione con investimenti strutturali in formazione continua”. Il Presidente di Confprofessioni, Marco Natali, anticipa nell’intervista per IPSOA Quotidiano i temi al centro del suo intervento al 15° Forum LAVORO, organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Dottrina Per il Lavoro, che si è svolto a Modena il 25 febbraio 2026.
Si è svolto a Modena il 15° Forum LAVORO, organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Dottrina Per il Lavoro. Il Presidente di Confprofessioni, Marco Natali, anticipa nell’intervista per IPSOA Quotidiano i temi al centro del suo intervento.
Presidente Natali, quali sono le principali aspettative delle professioni intellettuali rispetto alle riforme del lavoro e alla regolazione dell’intelligenza artificiale nei processi lavorativi?
Le professioni intellettuali chiedono riforme del lavoro che sappiano cogliere la trasformazione profonda in atto nei modelli organizzativi e produttivi. Oggi il lavoro professionale è sempre più ibrido, digitale, integrato in filiere complesse e internazionali: servono quindi norme capaci di garantire flessibilità senza sacrificare tutele e qualità.
Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, la nostra posizione è chiara: l’IA deve essere uno strumento di supporto, non di sostituzione del giudizio professionale. Il valore distintivo delle professioni intellettuali resta la responsabilità, la capacità interpretativa, l’etica. La regolazione deve quindi assicurare trasparenza, tracciabilità degli algoritmi, tutela dei dati e una chiara attribuzione delle responsabilità.
Allo stesso tempo, è fondamentale accompagnare questa transizione con investimenti strutturali in formazione continua. Senza aggiornamento delle competenze dei lavoratori degli studi, ma anche dei professionisti, il rischio non è l’IA in sé, ma l’ampliamento del divario tra studi strutturati e realtà più piccole. La sfida è governare l’innovazione, non subirla.
Confprofessioni ha espresso posizioni sulla necessità della equità retributiva: quali strumenti ritiene più efficaci per raggiungere questo obiettivo in un mercato del lavoro sempre più diversificato?
L’equità retributiva non si realizza per decreto, ma attraverso un sistema coerente di regole, contrattazione e strumenti di welfare integrativo.
Nel nostro ambito, il CCNL Studi Professionali rappresenta un modello virtuoso perché integra salario, bilateralità e welfare contrattuale. Strumenti come la sanità integrativa, la formazione finanziata e le misure di sostegno alla genitorialità contribuiscono concretamente a rafforzare il potere d’acquisto e la qualità della vita dei lavoratori.
In un mercato del lavoro sempre più frammentato, è essenziale contrastare il dumping contrattuale e valorizzare i contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. L’equità retributiva passa anche da qui: dalla qualità della contrattazione e dalla certezza delle regole.
Accanto agli strumenti normativi, però, c’è un elemento che considero decisivo: la qualità delle relazioni con le controparti sindacali e soprattutto all’interno degli studi professionali. Il rapporto tra datore di lavoro e collaboratori è spesso diretto, quotidiano, fondato su fiducia e responsabilità condivisa. Preservare e rafforzare questa qualità significa promuovere un clima di ascolto reciproco, attenzione alle esigenze di entrambe le parti e capacità di adattamento ai cambiamenti organizzativi.
Solo attraverso relazioni solide e mature gli studi potranno continuare a essere un punto di riferimento per le imprese, per i cittadini e per il Paese, in un mercato in continua evoluzione e in un contesto di competitività crescente.
Parliamo di equità retributiva e rafforzamento della contrattazione collettiva. In quali ambiti specifici Confprofessioni considera necessario un maggiore coinvolgimento delle parti sociali nella definizione dei decreti attuativi della legge delega n. 144/2025?
Il coinvolgimento delle parti sociali non deve essere formale, ma sostanziale. Le organizzazioni rappresentative conoscono la struttura reale dei settori e possono contribuire a definire soluzioni applicabili.
Riteniamo fondamentale un confronto strutturato su almeno tre ambiti:
1. Criteri di misurazione della rappresentatività, per garantire certezza giuridica ai contratti collettivi.
2. Definizione dei livelli minimi di tutela e salario, evitando sovrapposizioni o automatismi che possano comprimere la contrattazione.
3. Strumenti di partecipazione e bilateralità, che nel settore professionale hanno dimostrato di essere leve efficaci di coesione e sviluppo.
La legge delega rappresenta un passaggio importante: può rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva come strumento di equilibrio tra competitività e diritti, ma solo se costruita con un dialogo autentico tra istituzioni e parti sociali.
Per Confprofessioni, il metodo è parte della sostanza: senza un confronto reale, le riforme rischiano di restare sulla carta.
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