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L’AI prezioso alleato per i Data Protection Officer

Federprivacy evidenzia che con l’approvazione definitiva del regolamento sull’intelligenza artificiale da parte del Consiglio dell'Unione Europea, migliaia di aziende che intendono avvalersi dei sistemi di intelligenza artificiale per rimanere competitive nella società digitale devono rimboccarsi le maniche, sia per modernizzarsi sotto il profilo tecnologico, sia per non rischiare di incappare in pesanti sanzioni, che potranno arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo dei trasgressori. L'intelligenza artificiale è percepita dal 58,7% degli avvocati come un’opportunità poiché è proprio dall’AI che arriva un importante aiuto per farsi trovare pronti anche di fronte alle nuove sfide della protezione dei dati.

Federprivacy, con un comunicato stampa del 27 maggio 2024, evidenzia che con l’approvazione definitiva del regolamento sull’intelligenza artificiale da parte del Consiglio dell'Unione Europea, migliaia di aziende che intendono avvalersi dei sistemi di intelligenza artificiale per rimanere competitive nella società digitale devono rimboccarsi le maniche, sia per modernizzarsi sotto il profilo tecnologico, sia per non rischiare di incappare in pesanti sanzioni, che potranno arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo dei trasgressori. Data Protection Officer e giuristi esperti in materia di protezione dei dati sono quindi chiamati ad affrontare nuove sfide per riuscire ad aiutare le imprese a districarsi nel sempre più complicato e articolato sistema normativo, in cui l’Artificial Intelligence Act (AI Act) non è che l’ultimo dei vari regolamenti dell’Unione Europea, che di recente ha sfornato altri importanti atti normativi come il Digital Services Act (DSA), il Digital Markets Act (DMA) e il Data Governance Act (DGA). Se la formazione e l’aggiornamento professionale hanno sempre avuto un ruolo fondamentale per gli addetti ai lavori, adesso le cose si complicano ulteriormente, spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, il quale ha dichiarato che: “Se fino a quale anno fa i professionisti potevano ritenere sufficiente partecipare a qualche corso di formazione per acquisire una conoscenza specialistica del Regolamento europeo sulla privacy con l’obiettivo di ricoprire il ruolo di Data Protection Officer, ora è impensabile che nell’era dell’intelligenza artificiale a un DPO possa bastare conoscere solo il GDPR senza essere preparato su tutti gli altri regolamenti che gli ruotano attorno nella galassia della protezione dei dati”. Se dall’ultimo rapporto del Censis realizzato per la Cassa Forense è emerso che il 23,7% percepisce l’Intelligenza Artificiale come una minaccia perché spingerebbe le persone a sostituire la prestazione di un avvocato affidandosi ai risultati di una chatbot, d’altra parte l'intelligenza artificiale è percepita dal 58,7% degli avvocati come un’opportunità, ed è proprio dall’AI che arriva un importante aiuto per farsi trovare pronti di fronte alle nuove sfide della protezione dei dati.Martina Domenicali, CSO & Co-Founder Lexroom, che con queste nuove tecnologie ha realizzato una soluzione innovativa in ambito Privacy e Data Protection ha dichiarato che “L’Intelligenza Artificiale può completare diversi task per DPO e professionisti legali, rendendo il loro lavoro molto efficiente e permettendo loro di completare ore di ricerca giuridica e redazione di pareri in pochi minuti. Ciò avviene grazie a un software che permette di porre quesiti giuridici in linguaggio semplice e naturale che risponde generando una bozza di parere o una risposta pragmatica, supportate dal quadro delle fonti rilevanti in materia che sono state utilizzate per elaborarla. In paragone alle tradizionali ricerche che richiedono ore di studio per il professionista, Lexroom porta invece i superpoteri al professionista legale per permettergli di completare tali lavori in pochi secondi”. Copyright © - Riproduzione riservata

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2024/05/28/prezioso-alleato-data-protection-officer

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