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Salario minimo: gli obiettivi della legge delega

Nuovo iter parlamentare per il salario minimo. A partire dal 5 dicembre è in discussione, alla Camera dei Deputati, la proposta di legge che delega il Governo a emanare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva. Obiettivo della proposta di legge è assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi, contrastare il lavoro sottopagato, stimolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro, nonché contrastare il dumping contrattuale. Il Governo dovrà quindi definire, per ciascuna categoria di lavoratori, i contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti e, inoltre, disporre l’estensione dei trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali ai gruppi di lavoratori non coperti da contrattazione collettiva.

Con la soppressione degli articoli da 2 a 8 e la completa riscrittura dell’art. 1 il disegno di legge sul salario minimo cambia completamente struttura e filosofia. Le “disposizioni per l’istituzione del salario minimo” proposte il 24 luglio 2023 dalle forze politiche all’opposizione diventano la delega al Governo “in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione”. Salario minimo: gli obiettivi della delega al Governo Il testo in discussione alla Camera dei Deputati, da martedì 5 dicembre, delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge in argomento, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva, con la finalità di garantire l'attuazione del diritto dei lavoratori ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, ai sensi dell'art. 36 della Costituzione, rafforzando la contrattazione collettiva e stabilendo criteri che riconoscano l'applicazione dei trattamenti economici complessivi minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati. Molti e non di facile attuazione gli obiettivi che si pone la proposta di legge, fra cui: a) assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi; b) contrastare il lavoro sottopagato, anche in relazione a specifici modelli organizzativi del lavoro e a specifiche categorie di lavoratori; c) stimolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro nel rispetto dei tempi stabiliti dalle parti sociali, nell'interesse dei lavoratori; d) contrastare i fenomeni di concorrenza sleale attuati mediante la proliferazione di sistemi contrattuali finalizzati alla riduzione del costo del lavoro e delle tutele dei lavoratori (cosiddetto “dumping contrattuale”). Contratti collettivi nazionali Nell’attuazione di quanto sopra il Governo dovrà definire, per ciascuna categoria di lavoratori, i contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti, al fine di prevedere che il trattamento economico complessivo minimo del contratto collettivo nazionale di lavoro maggiormente applicato costituisca, ai sensi dell'art. 36 della Costituzione, la condizione economica minima da riconoscere ai lavoratori appartenenti alla medesima categoria, Il Governo dovrà, inoltre, disporre l’estensione dei trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali di lavoro, individuati in base al criterio di cui alla lettera a), ai gruppi di lavoratori non coperti da contrattazione collettiva, applicando agli stessi il contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria di lavoratori più affine. L’applicazione dei suddetti principi comprende l’obbligo per le società appaltatrici e subappaltatrici, negli appalti di servizi di qualunque tipo e settore di riconoscere ai lavoratori coinvolti nell'esecuzione dell'appalto trattamenti economici complessivi minimi non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nel settore al quale si riferisce l'oggetto dell'appalto, individuati secondo il criterio di cui sopra. Si cerca in qualche modo di by-passare l’art.39 della Costituzione e di gestire l’estensione dei contratti collettivi di lavoro senza passare dall’erga omnes e dalle condizioni che ne consentono l’applicazione. Vedremo che cosa ne pensa il Parlamento e, non è escluso, la Corte Costituzionale. Peraltro, dopo un duro e serrato dibattito, i presentatori hanno ritirato le loro firme da un testo che oramai non parla più di salario minimo. Copyright © - Riproduzione riservata

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2023/12/06/salario-minimo-obiettivi-legge-delega

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