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Contratti di rete: quali sono i vantaggi per le PMI

I contratti di rete sono uno strumento valido per conseguire dei miglioramenti e avviarsi verso una crescita dimensionale indispensabile per migliorare la posizione competitiva delle piccole realtà economiche. Sulla base di un programma comune di rete, le imprese collaborano in forme ed ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie attività ovvero si scambiano informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero esercitano in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa. Quali sono gli elementi caratteristici delle reti di impresa?

La crisi economica ha riguardato molti settori ed ha messo in grave difficoltà il tessuto imprenditoriale intero. Molte ricerche economiche dimostrano, da tempo ormai, che le piccole imprese (le micro in particolare) si pongono come quei soggetti che soffrono di più nell’affrontare gli shock del mercato dovuto al calo della domanda e sono più soggette a fenomeni di crisi e chiusura. In un contesto di incertezza e difficoltà economica, come quella che abbiamo vissuto e vivremo nei prossimi anni, è importante che le imprese si apprestino ad affrontare il mercato con adeguati strumenti e mezzi economici e finanziari idonei ad effettuare investimenti per poter essere maggiormente competitive. Il tessuto economico del nostro Paese presenta un “sistema imprese” debole e vulnerabile anche perché caratterizzato da una forte frammentazione e dalla presenza di molte piccole imprese. In genere, le micro e le piccole imprese fanno fatica a competere e ad affacciarsi nei mercati internazionali per vari motivi. Cosa sono i contratti di rete I contratti di rete, nel contesto descritto, sono uno strumento valido per conseguire dei miglioramenti e avviarsi verso una crescita dimensionale indispensabile per migliorare la posizione competitiva delle piccole realtà economiche. Vi sono numerosi studi che evidenziano una correlazione positiva tra il miglioramento delle performance economiche delle imprese che partecipano ad organizzazioni costituite in forma di rete. Anche a livello istituzionale ci si è resi conto dell’importanza del contratto di rete per migliorare l’efficienza del contesto economico a livello nazionale e comunitario. Dalla introduzione nel nostro ordinamento del contratto di rete, ufficialmente nell’anno 2009 con la legge 9 aprile 2009 n. 33 di conversione del D.L. 10 febbraio 2009 n. 5, il nostro Legislatore ha voluto rispondere o, meglio, adeguarsi, al progetto Europeo contenuto nella Comunicazione della Commissione Europea al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni il 30 settembre 2008, intitolata (“Think small first”) uno “small business act” per l’Europa. Gli Organismi europei stanno mostrando grande interesse nei confronti del fenomeno della aggregazione di imprese, con focus sulla maggiore competitività e quindi efficienza delle PMI, in un quadro di sempre aumentata concorrenza e detto apprezzamento è stato anche espresso nella Comunicazione della Commissione. La normativa interna, in linea su quella europea, ha subito molte evoluzioni e trasformazioni, tutte indirizzate e mirate a cercare di rendere conveniente per le imprese aderire e stipulare contratti di rete. L’istituto del contratto di rete, presenta molte possibili declinazioni in quanto è lasciata alla autonomia privata la possibilità di “confezionarlo sulla base delle proprie esigenze e delle modalità con cui si vuole perseguire lo scopo comune”. Qual è lo scopo del contratto di rete Con l’utilizzo di tale schema contrattuale, più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tale fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme ed ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa. Si tratta, con tutta evidenza, di un contratto con comunione di scopo, normalmente plurilaterale dove le obbligazioni nascenti dal contratto sono reciproche ma non corrispettive. Ad oggi pare evidente la volontà di tipizzazione del contratto di rete da parte del legislatore e, sia pure declinata in modo molto ampio, si può ritrovare nelle tre forme in cui si manifesta la collaborazione tra le imprese per il raggiungimento dello scopo comune: - la collaborazione in forme ed ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle imprese contraenti;- lo scambio di informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica, tecnologica; - l’esercizio in comune di una o più attività rientranti nell’oggetto delle imprese retiste. È di tutta evidenza, come già anticipato in premessa, che l’effetto della attuale pandemia sulla economia globale comporterà ed anzi, comporta già oggi, la necessità per le PMI, a maggior ragione per le microimprese che sono la maggioranza del tessuto sociale produttivo italiano, ad una necessaria e non più rinviabile modifica dei propri assetti. Per fare ciò è necessario dare un impulso nella direzione imposta anche dall’Europa su tre direttrici principali ovverosia innovazione, sostenibilità e ambiente, conoscenza. Queste tre direttrici richiedono investimenti ma soprattutto visione, richiedono collaborazione e interdipendenza con tutti i soggetti con cui l’impresa è in relazione, richiedono un diverso approccio al lavoro, a modelli che operino su obiettivi, richiedono persone / lavoratori dotati di quelle competenze che oggi sono indispensabili per operare in maniera proficua in una prospettiva futura. La rete può essere un modello aggregativo che racchiude in sé tutti gli elementi necessari per valorizzare le singole eccellenze e per stemperare le criticità delle singole imprese, per esaltare le risorse del territorio e potenziarle in un dialogo più soddisfacente anche con il settore pubblico. Questi temi interessano da vicino anche le professioni ed il dibattito al loro interno è molto vivo, al punto che anche in occasione della delega fiscale in molti hanno chiesto di intervenire sulla fiscalità delle reti tra professionisti per favorire le aggregazioni che, ovviamente, anche nella partecipazione alla vita della P.A. e dei relativi contratti pubblici che coinvolgono la stessa e i professionisti è estremamente utile. C’è molto da lavorare sul tema anche relativamente all’esatto inquadramento dei professionisti, sospesi tra professione intellettuale e attività economica (d’impresa?). Copyright © - Riproduzione riservata

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2023/08/02/contratti-rete-vantaggi-pmi

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