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I vertici Ue e l’auto al test del mercato europeo

Oggi l’Eurogruppo, domani l’Ecofin. Si apre con lo sguardo rivolto all’Europa la settimana che vedrà anche la pubblicazione del regolamento del Recovery fund. Sullo sfondo, i dati europei dell’auto e in Italia i conti di Poste.

Oggi l’Eurogruppo, domani l’Ecofin. Per la prima volta da quando è esploso il Covid-19, a la pandemia, cioè ormai da un anno, i ministri europei dell’Economia e delle Finanze si video-incontreranno in un clima non più totalmente cupo. La base dei due meeting saranno le “Previsioni d’inverno” appena diffuse della Commissione Ue, e il quadro è incoraggiante. Certo, restiamo “nella morsa della pandemia”, la nuova ondata e le varianti del virus preoccupano moltissimo, e con i vaccini non tutto sta andando come anche Bruxelles sperava. Però proprio i programmi di vaccinazione danno alla squadra di Ursula von der Leyen “motivo per un cauto ottimismo” che consente di incominciare a vedere “la luce alla fine del tunnel”. Le “Winter forecast”, in effetti, danno il Pil Ue in aumento del 3,8% sia quest’anno sia nel 2022. L’Italia crescerà un po’ meno della media, ma non è detto che il +3,4% e +3,5% attribuitoci per il biennio non possa essere ritoccato in positivo, esattamente come il crollo dell’8,8% subito nel 2020 si è rivelato inferiore alle attese. E poi, per noi e per tutti, andrà considerato l’impatto del Next Generation Ue: alimenterà la ripresa ma, per ora, la Commissione nelle stime non l’ha incluso.

«È stata dura, un lavoro pazzesco». Ovvio, in mezzo alla pandemia e ai lockdown. Che per Poste Italiane hanno significato, oltre a tutto il resto, “numeri impensabili nelle consegne di pacchi, numeri che ci saremmo soltanto sognati appena tre anni: se non avessimo avuto il nuovo hub di Bologna - ha ammesso l’amministratore delegato Matteo Del Fante - con quei volumi non ce l'avremmo fatta”. Invece il gruppo ha retto. Almeno lì: l’impatto complessivo del Covid-19 sui conti si vedrà oggi, all’approvazione del pre-consuntivo 2020.

Il 2021 si è aperto male, come peraltro previsto, e oggi i dati Acea sulle vendite europee in gennaio lo confermeranno. Dopo il disastro assoluto del 2020, uno dei peggiori anni di sempre per il mercato dell’auto, il focus dell’Associazione dei costruttori non può però che essere rivolto alla ripresa. Sarà lenta, sarà relativa, secondo gli analisti del settore bisognerà avvicinarsi al 2030 anche solo per recuperare i livelli di produzione pre-pandemia, ma qualcosa incomincerà a muoversi. Non subito: l’intero primo trimestre 2021 sarà ancora influenzato dagli strascichi (o peggio, se nonostante i vaccini dovesse esplodere una terza, forte ondata) dei lockdown. Dopodichè, soprattutto il secondo semestre dovrebbe portare con sé una forte risalita e il conseguente bilanciamento delle perdite inziali: alla fine, secondo le stime Acea, il 2021 potrebbe chiudere con un +10% rispetto al 2020.

Mercoledì 10 febbraio: a larghissima maggioranza - 582 voti a favore, 40 contrari, 69 astensioni - il Parlamento europeo approva il regolamento del Recovery Fund. Ora manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue, che la Commissione punta ad avere tra oggi e domani, perché gli Stati membri possano consegnare i loro piani a Bruxelles e accedere al fondo da 672,5 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti (312,5 miliardi di sussidi, 360 miliardi di prestiti a basso tasso di interesse). C’è tempo fino al 30 aprile. L’Italia affidata a Mario Draghi dovrà, anche qui, dare una forte accelerata per recuperare i ritardi accumulati dal governo precedente.

L’ultimo report, tra i maggiori investitori internazionali, è datato 19 gennaio e firmato Crédit Suisse. Per Eni prevede un quarto trimestre 2020 con “un utile netto di 50 milioni, dopo il rosso di 153 milioni del terzo trimestre, sulla scia dell'incremento delle quotazioni sia del petrolio sia del gas nel periodo”. La violenta altalena dei prezzi (anche qui: causa pandemia e lockdown) è ciò che ha condizionato tutti i gruppi petroliferi nel corso dell’intero 2020. Per la società guidata da Claudio Descalzi significherà un bilancio in perdita, là dove nel 2019 l’utile era arrivato a 2,87 miliardi. Il preconsuntivo, esaminato ieri dal board, verrà comunicato oggi al mercato nel corso della consueta conference call fissata dall’amministratore delegato. Per Crédit Suisse, che ha basato i suoi calcoli su un prezzo medio di 42,4 dollari per il Brent e di 39,8 dollari per il Wti (contro, rispettivamente, i 64,1 e 57,1 dollari di un anno fa), la perdita netta adjusted sarà attorno ai 758 milioni. Sarà una parentesi. Il ritorno a profitti robusti è atteso già da quest’anno.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2021/02/13/vertici-ue-auto-test-mercato-europeo

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