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Cassa integrazione e ammortizzatori sociali: il bilancio dell’era Covid-19

L’analisi degli ultimi dati relativi all’utilizzo della cassa integrazione guadagni da parte delle imprese fotografano uno scenario che va approfondito e necessita di riflessione. Diminuito dal 2012 al 2018 (con un calo dell’80,61%), il ricorso alla cassa integrazione ha visto una iniziale crescita del 20,20% già nel 2019 e registrato un picco in aprile e maggio 2020 per effetto dal lockdown. La crisi ha travolto un tessuto produttivo già di per sé indebolito e tagliato i redditi dei lavoratori. Nuove e importanti misure sono previste dal decreto Agosto, ma resta viva l’esigenza di una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. Un traguardo raggiungibile?

La progressione dell’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni è uno degli indicatori che meglio descrivono quel che è accaduto, in questa drammatica stagione, nel nostro Paese. In particolare, nell’universo del lavoro dipendente. Una progressione dettata dallo sviluppo dell’epidemia del Covid-19. Il lockdown ha disegnato una parabola ripidissima - nel modo con il quale ha investito le attività produttive - il cui picco si è manifestato nel mese di maggio per poi scendere in quello di giugno.

Possiamo così disegnare la devastazione che ha investito le imprese e il lavoro in Italia nel primo semestre del 2020. Ma partiamo in questa analisi da un dato di realtà che non abbiamo la facoltà di tacere a noi stessi: la crisi scatenata dalla pandemia ha investito un tessuto produttivo già di per sé indebolito. Infatti, l’utilizzo della Cassa Integrazione era diminuito ininterrottamente dal 2012 al 2018, con un calo dell’80,61% (da un miliardo a 200 milioni di ore). Il 2019 ha segnato l’inversione di tale tendenza con una crescita del 20,20%. In modo, se vogliamo, paradossale, il primo trimestre del 2020 presenta una diminuzione nell’uso della CIG in conseguenza di una “ripresina” di inizio anno che ha mascherato, in qualche modo, la realtà. Se, dunque, proprio in questo periodo si sono abbattuti brutalmente sul nostro sistema produttivo ed economico i primi effetti della pandemia del Covid-19 e le attività economiche si sono fermate, i dati sulla Cassa Integrazione del primo trimestre non registravano ancora gli effetti di tale stop.

In aprile si manifestano le conseguenze del blocco, poco meno che totale, delle attività produttive causato dal lockdown instaurato per difenderci dall’aggressione del Covid-19. In questo mese parte la corsa straordinaria degli ammortizzatori sociali, in particolare della CIG. L’impennata della Cassa Integrazione a partire da questo mese resterà nella storia: dall’inizio dell’anno, sullo stesso periodo del 2019, cresce dell’815,74%, sfiorando gli 835 milioni di ore. In maggio segue un ulteriore salto.

Ma facciamo un po’ di ordine su questo ammortizzatore sociale. Ricordando in primo luogo che, nella migliore delle ipotesi, la CIG permette al lavoratore di mantenere l’80% della retribuzione, fermo restando che esistono dei tetti che possono abbassare ulteriormente questa percentuale. Dunque, la perdita di reddito è, in ogni caso, immediata. La Cassa Integrazione Guadagni è articolata in alcuni strumenti distinti. La Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO) è erogata dall’Inps per integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori di imprese in difficoltà, le quali si trovino a dover sospendere o ridurre l’attività a causa di una crisi momentanea. La Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS), sempre erogata dall’Inps, riguarda aziende impegnate in un processo di riorganizzazione o in crisi. Ne è esclusa la cessazione dell’attività. Se l’azienda chiude, i lavoratori percepiscono l'indennità di disoccupazione. Infine, la Cassa Integrazione in Deroga (CIGD). La quale, per l’appunto, deroga alle norme e viene riconosciuta alle aziende escluse da CIGO e CIGS o che l’hanno terminata. Essa è basata, al contrario delle altre due, che attingono a Fondi specifici finanziati dalle imprese e dai lavoratori, sulla fiscalità generale ed è erogata dalle Regioni. È uno strumento che era in via di abolizione fino alla crisi Covid ed è stato reintrodotto massicciamente in questo periodo. Da notare che la particolare articolazione nel processo attuativo di tale strumento ha causato non pochi ritardi nell’erogazione e il Governo ha operato per snellirne la procedura.

Con il mese di giugno, per quanto riguarda la Cassa Integrazione, si evidenzia una tendenza al ribasso rispetto ai mesi precedenti. A giugno, infatti, la cifra si dimezza, attestandosi a circa 434 milioni di ore. Un trend che ci auguriamo prosegua anche nei mesi successivi.

Dal mese di maggio le nuove disposizioni normative, legate all’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, hanno modificato il quadro di riferimento statistico. Esso, ora, comprende tutte le ore di CIG autorizzate - ossia quelle da regime ordinario (CIGO, CIGS, CIGD) - più quelle derivanti dall’assegno dei Fondi di Solidarietà (FIS).

Tiriamo, dunque, le somme di questi primi sei mesi dell’anno. Per chi volesse approfondire l’argomento, è disponibile il Report del Centro Studi Mercato del Lavoro e Contrattazione della nostra Associazione Lavoro&Welfare, ultimo di una serie di rapporti in cui abbiamo descritto nel dettaglio la progressione del fenomeno. Dall’inizio del 2020 fino a giugno - rispetto allo stesso periodo del 2019 - si arriva a oltre 2 miliardi ore, con una crescita del 1.417,24%. Un aggravamento che può essere letto in modo più articolato se visualizzato per aree geografiche: Nord-Ovest, +1.905,50%; Nord-Est, +2.591,40%; Centro, +998,17%; Mezzogiorno e Isole, +773,78%.

Ma quale è stato l’effetto reale sui redditi dei lavoratori? Esso può essere facilmente descritto nel modo che segue. Se consideriamo le ore totali di Cassa integrazione autorizzate - ossia la somma di CIGO, CIGS, CIGD e Fondi di Solidarietà - equivalenti a posti di lavoro con lavoratori a zero ore, nelle prime ventisei settimane lavorative del 2020 si determina un’assenza completa di attività produttiva per oltre 2 milioni e 100mila lavoratori, di cui oltre 80mila in CIG Straordinaria, 375mila in CIG in deroga, un milione in CIG ordinaria e un milione e 300mila in FIS (questi ultimi in soli tre mesi). In base alle ore di CIG totali si sono perse oltre 278 milioni di giornate lavorative. I lavoratori parzialmente tutelati dalla Cassa Integrazione hanno, perciò, visto diminuire complessivamente il loro reddito di oltre 6 miliardi e 500 milioni di euro al netto delle tasse: una cifra sempre calcolata sulle ore autorizzate.

Il decreto “Agosto” contiene nuove norme - o l’aggiornamento di quelle già decise e attuate nei mesi passati. Tra queste anche l’estensione della durata e la rimodulazione della Cassa Integrazione per i prossimi mesi. Decisione logica perché non è possibile abbandonare a sé stessi lavoratori e imprese in difficoltà. Questo anche indirizzando in modo corretto l’uso degli ammortizzatori sociali, ad esempio, con una decontribuzione per le aziende che richiameranno i lavoratori fino a fine anno. Ciò che resta certo è che, come chiedono da tempo i sindacati, si dovrà metter mano a una riforma complessiva e razionale degli ammortizzatori sociali. Per la quale la terribile esperienza di questi mesi ci fornisce un’efficace mappa della realtà.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2020/08/08/cassa-integrazione-ammortizzatori-sociali-bilancio-covid-19

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