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Il Recovery Plan va al test di Eurogruppo ed Ecofin

Il test della ripartenza inizia a Berlino dove Destatis farà il punto sui dati di aprile che ancora scontano il lockdown, mentre dalla Fed sono attese nuove misure di sostegno dell’economia Usa, forse sulla scia di quanto annunciato anche dalla Bce. Giovedì entra poi nel cuore delle trattative la proposta della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

Tutti d’accordo, gli analisti: la Germania sarà il Paese in cui la risalita partirà prima e si rivelerà via via più robusta, grazie al maxi piano di aiuti (mirati) all’industria lanciato velocemente da Angela Merkel. Accadrà domani, però. Oggi anche a Berlino devono innanzitutto fare i conti con il costo del lockdown. I dati sulla produzione che Destatis annuncerà questa mattina sono ancora quelli di aprile e, dopo il crollo del 9,2% di marzo, le stime danno un ulteriore calo attorno al 7,5%. Dovrebbe essere il picco di un ribasso che, per i tedeschi come per tutti, in Europa, farà comunque del secondo trimestre 2020 il peggiore dacché sono iniziate le rilevazioni.

Gli tocca rinviare. Donald Trump, presidente di turno del G7, sognava una bella vetrina quando, due settimane fa, ha deciso che anche le riunioni dei Sette Grandi potevano tornare alla normalità. Basta videoconferenze, il presidente Usa si è lanciato - totalmente a sorpresa - in un invito “di persona” agli altri leader dei Paesi più industrializzati d’Occidente (al cui club avrebbe voluto riammettere la Russia di Vladimir Putin). Considerati i pasticci negazionisti combinati prima e durante l’emergenza Covid, l’aumento-monstre dei “disoccupati da pandemia”, la guerra non più solo commerciale con la Cina e i pessimi (per lui) sondaggi pre-elettorali, l’intento del suo “vediamoci dal 10 al 12 alla Casa Bianca” era chiarissimo. Anche prima della rivolta sociale causata dall’omicidio di George Floyd, successivo all’iniziativa di “The Donald”. Che non aveva comunque fatto i conti con Angela Merkel. Gli altri capi di Stato e/o di governo, Giuseppe Conte incluso, a Washington ci sarebbero pure andati. La Cancelliera tedesca proprio no: non ha nessuna intenzione di farsi strumentalizzare, e la motivazione del rifiuto – “La situazione globale della pandemia non lo consente” – è stata per Trump uno schiaffo sonoro quanto il rifiuto stesso. È furioso, infatti. Ma non gli serve a niente. Ha dovuto incassare e far slittare il G7 a settembre.

L’ultimo Beige Book ha confermato che, sebbene ci siano fondate speranze di ripresa, per la maggioranza delle imprese americane l'outlook sull’economia rimane “molto incerto”. Soprattutto, prevale un certo pessimismo sulla velocità' della ripartenza. È su questo che ruoterà la due giorni di riunioni della Fed. Terminerà oggi, con la consueta conferenza stampa di Jerome Powell. Dall’inizio della crisi il presidente della Banca centrale Usa assicura che, nell’”impegno assoluto a riportare la macchina economica ai livelli pre-pandemia”, l’istituto ha ancora “molti strumenti a disposizione”. Stasera dovrebbe metterne in campo qualcuno.

“Forse ci saranno lievi correzioni, ma non sostanziali”. La speranza è che Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, non pecchi di ottimismo. Lui stesso del resto ammette che sul Recovery Plan e sul budget Ue 2021-2027 “i negoziati daranno difficili”. Nel cuore delle trattative la proposta presentata dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, entrerà oggi con l’Eurogruppo e domani con l’Ecofin. Benché fondamentali, l’una e l’altra riunione saranno comunque solo tappe intermedie. Il clou sarà il Consiglio dei capi di Stato e di governo. È in agenda per il 19. Ma non è detto, anzi, che sarà risolutivo: in troppi hanno già messo le mani avanti prevedendo “la necessità” di un incontro supplementare.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2020/06/06/recovery-plan-test-eurogruppo-ecofin

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