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Verso la riforma previdenziale: l’impatto della decrescita sulle pensioni future

Nel documento “Verso la riforma previdenziale. Alcuni elementi di riflessione”, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia le principali criticità del mercato del lavoro italiano e le azioni da mettere in campo per sostenere la crescita, indispensabile anche per la sostenibilità del sistema previdenziale. Dal 2008 al 2018, sottolineano i Consulenti del Lavoro, l’Italia ha perso oltre 2 miliardi di ore lavorate con conseguenze sulle retribuzioni. Queste dinamiche avranno forti impatti sugli importi delle pensioni future. A maggior ragione dal 2036, con il sistema interamente contributivo.

Con comunicato stampa del 4 febbraio 2020, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro mette in evidenza alcuni dei dati che emergono dal documento “Verso la riforma previdenziale. Alcuni elementi di riflessione”, che ha l’obiettivo di porre l’attenzione sulla necessità di considerare, nell’ambito delle linee di riforma, azioni mirate a sostenere la crescita del lavoro, in quantità e qualità, e a definire un quadro di “infrastrutture” per il lavoro finalizzato a supportare le carriere di tutti quei soggetti che, saranno sempre più numerosi, non avranno continuità o non raggiungeranno una massa contributiva utile a generare un reddito adeguato, per via dei tanti cambiamenti che stanno intervenendo nel mercato del lavoro attuale.

Consulta il documento Verso la riforma previdenziale. Alcuni elementi di riflessione

Innanzitutto, il meccanismo ripartizionale impone, in una prospettiva di invecchiamento demografico, la crescita della platea dei lavoratori-contribuenti quale elemento imprescindibile ai fini della tenuta finanziaria. L’insieme delle riforme attuate, non ultimo la Fornero, ha fatto scendere, per l’undicesimo anno consecutivo, il numero dei pensionati italiani (16 milioni nel 2018) e portato il rapporto tra attivi e pensionati a 1,45 (il più alto degli ultimi 22 anni), prossimo a quell’1,5 considerato come punto di equilibrio di un sistema economicamente sostenibile.

E’ evidente che tale equilibrio sia destinato a durare poco se le previsioni demografiche dovessero avverarsi.

Ma soprattutto, il futuro previdenziale degli attuali lavoratori sarà indissolubilmente legato alla loro capacità contributiva pertanto qualità, continuità e quantità di lavoro diventeranno, diversamente dal passato, elementi centrali nel garantire loro pensioni adeguate. Non si può pensare che con la piena messa a regime del sistema contributivo a partire dalle pensioni del 2036 il sistema avrà trovato automaticamente il proprio punto di equilibrio. Lo scenario del lavoro, dagli anni dell’approvazione della Legge Dini, è profondamente cambiato, e ciò impatterà fortemente sull’adeguatezza dei futuri assegni pensionistici.

Sebbene tra il 2008 e il 2018 l’occupazione sia aumentata di 125mila unità, si sono perse oltre 2 miliardi di ore lavorate. Una decrescita generalizzata per il nostro Paese destinata ad impattare sugli importi degli assegni pensionistici futuri degli italiani, sempre più calcolati su quanti contributi previdenziali realmente versati. Inoltre, si deve fare i conti con il calo demografico destinato, anche questo, ad impattare sugli equilibri pensionistici di medio periodo. Secondo l’Ocse, infatti, entro il 2050 in Italia il numero dei pensionati potrebbe superare quello dei lavoratori.

Particolarmente allarmante il dato che attiene al lavoro giovanile, dove l’Italia presenta un livello occupazionale dimezzato rispetto a quello dei giovani europei.

Ribadisce la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone: “È quanto mai necessario, soprattutto fra le nuove generazioni, sensibilizzare i lavoratori italiani ad una adeguata gestione del TFR e, più in generale, all’investimento in previdenza complementare per garantirsi un reddito adeguato nella vecchiaia”.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, comunicato stampa 04/02/2020

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/pensioni/quotidiano/2020/02/05/riforma-previdenziale-impatto-decrescita-pensioni-future

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