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L’auto europea sulla via del recupero. E Sace guarda all’export 2020

Acea, associazione dei costruttori di automobili del Vecchio Continente, martedì presenta i dati definitivi dell’anno in chiusura. Giovedì è in calendario la conferenza stampa di Vladimir Putin.

Forse, per l’auto europea, il peggio è davvero alle spalle. E forse davvero l’anno chiuderà almeno in pareggio. Il quadro chiaro lo avremo oggi, quando l’Acea diffonderà i dati di vendita in novembre: mancherà ancora un mese a completare il bilancio definitivo 2019 ma già così, con questo tassello, sarà possibile mettere qualche punto fermo. Di incoraggiante c’è il trend dell’ultima parte dell’anno: in ottobre il mercato aveva confermato la strada del recupero e tutto lascia pensare che novembre sia proseguito sulla stessa scia. Di “dubbio” rimane l’effettiva portata della ripresa: l’8,6% di ottobre è in qualche modo ridimensionato dal fatto che un anno prima – ottobre 2018, periodo del confronto – le immatricolazioni erano calate del 7,3%. È certo comunque che il mercato continentale sta recuperando. Quello italiano, con i pasticci sulla tassazione delle flotte aziendali, per ora non pare.

Le guerre commerciali. I dazi. La Brexit. La locomotiva Germania che frena e noi, al seguito, che prendiamo in pieno il contraccolpo. Insomma: il 2019 è stato un anno complesso per il commercio internazionale e le aziende italiane, che di esportazioni vivono, si chiedono ora se il 2020 andrà un po’ meglio, quali settori possono puntare a un recupero, quali Paesi si riveleranno trainanti. Proverà a spiegarlo l’Ufficio Studi di Sace Simest, con il capo economista Alessandro Terzulli, al primo Media Round Table di aggiornamento del Rapporto Export. A Milano, nella sede della capogruppo Cdp.

Ore 15, ministero dello Sviluppo economico. Stefano Patuanelli incontra i sindacati di categoria per fare l’ennesimo punto sull’ennesima emergenza Alitalia. Non cambierà il copione visto mille volte. I rappresentanti dei lavoratori faranno presente che a fine anno scade la cassa integrazione per 1.180 dipendenti – l’azienda ha peraltro già presentato domanda di proroga – e chiederanno il rilancio della compagnia. Il ministro che ha preso il posto di Luigi Di Maio non potrà rispondere come ha fatto il suo predecessore per un anno e mezzo che “è solo questione di giorni”, ma ha trovato il modo di declinare lo stesso concetto adattandolo al post-fallimento dell’operazione Fs-Atlantia-Delta: “Se pensassi che Alitalia non ha speranze e che sarà sempre un malato terminale, sarei il primo a staccare la spina”.

C’è sempre un po’ di mistero sulla data della conferenza stampa annuale di Vladimir Putin. Le agende della stampa internazionale la fissano comunque per oggi, salvo sorprese rispetto ai temi caldi del momento: dalle trattative con l’Ucraina all’esclusione olimpica della Russia. Tutto girato in chiave politica. Anche quando le questioni saranno in realtà economiche.

Con la produzione industriale giù del 2,4% su base annua – il dato è di ottobre, è l’ultimo reso noto dall’Istat ed è di entità tale da spingere l’ufficio studi di Intesa SanPaolo a parlare addirittura di “produzione in rotta” - le aspettative non possono essere granché. Così, se già a novembre l’indice di fiducia dei consumatori si presentava in deciso calo (da 111,5 a 108,5) e quello di industria manifatturiera e costruzioni incorporava attese di ulteriore peggioramento, l’aggiornamento del “clima” a dicembre rischia di confermare gli scenari di chi non vede uscita dalla fase di stagnazione. Né ora, né nel primo trimestre 2020.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2019/12/14/auto-europea-via-recupero-sace-guarda-export-2020

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