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Clima, il vertice alle Nazioni Unite. E per l’Arabia Saudita c’è il nuovo rating

Comincia lunedì a New York la Conferenza mondiale alla presenza di Greta Thunberg. Obiettivo: rivedere gli accordi di Parigi in vista del Cop 25 in dicembre. Nella settimana escono i dati del Pil americano e i profitti dell’industria cinese.

Non ci sono dubbi che l’espansione dell’economia Usa, oramai nel suo decimo anno di vita, proseguirà ancora. Semmai, il dubbio riguarda la forza di questa crescita, già meno intensa nel secondo trimestre dove è avanzata del 2,1% quindi in frenata rispetto al 3,1% dei precedenti tre mesi. Ecco perché è tanto atteso il dato del terzo quarter dell’anno: ci potrà dire se il business americano si sta portando vicino ai livelli che l’Ocse ha previsto, in calo, per i Paesi del G20. In particolare negli Usa il prodotto interno lordo crescerà (sull’anno) del 2,4% previsto con una discesa sull’anno prima (più 3%). Un’altra limatura (al 2%) è prevista per il 2020.

Forse è presto per dire che l’Italia ha invertito la rotta. Però, di sicuro, qualche segnale positivo affiora dai numeri ufficiali. Quelli che l’Istat ha reso noti poche settimane fa, fotografano un aumento degli investimenti in ricerca, sia pubblica che privata. Per esempio, nel 2017 l’investimento totale è stato pari a 23,8 miliardi, in aumento del 2,3% sull’anno prima e con un’incidenza dell’1,38% sul Pil. Le università hanno speso 5,6 miliardi, enti scientifici e istituzioni pubbliche sono arrivati a 2,9 miliardi. Cade dunque in un momento favorevole la Notte europea dei ricercatori che coinvolge, in Italia, 80 città con incontri, workshop, exhibit, mostre e dibattiti dentro i laboratori o nelle piazze.

Un tempo nemmeno troppo remoto non avrebbe fatto notizia. Tanto stabile e sicura veniva considerata l’economia dell’Arabia Saudita, totalmente dipendente dal petrolio di cui è tra i primi produttori ed esportatori al mondo. Ma sul fronte delle risorse energetiche, gli scenari cambiano. E in fretta. Per questo, anche l’economia del regno saudita finisce sotto la lente degli analisti di S&P, che oggi ne rivede il giudizio (A- con outlook stabile). Non sono poche le novità, che potrebbero far cambiare parere all’agenzia di rating. Portando, in pratica, Riad a perdere la A per diventare un Paese in serie B. Tanto per cominciare, l’attacco missili/droni di alcuni giorni fa che hanno ridotto (temporaneamente) la capacità produttiva del Paese. E poi le intenzioni della Casa regnante, in particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman di cambiare il modello di crescita economica, grazie al Vision 2030, il futuristico distretto eco-sostenibile che aprirà nel pieno deserto. Funzionerà?

Dopo anni, anzi decenni, di galoppante crescita, il 2019 cinese era cominciato nella nebbia: nei primi due mesi le imprese avevano messo a segno il calo dei profitti peggiore dal 2011 in avanti. Colpa della debole domanda interna e delle tensioni commerciali sempre più forti con gli Usa. A luglio l’istituto di statistica ha comunicato che nel mese di riferimento c’è stata una crescita del 2,6% che però non ha consentito un recupero dal calo (3,1% del giugno). Uno stop pesante sia per le aziende statali (meno 8,1%) che per le private (meno 7%). Il dato di oggi, relativo al mese di agosto ci farà capire quale direzione può prendere, in generale, l’economia del Dragone Rosso.

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2019/09/21/clima-vertice-nazioni-unite-arabia-saudita-rating

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