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Il made in Italy sfila a Piazza Affari mentre la Germania farà i conti con la recessione. In attesa del voto di Moody’s all’Italia

Settimana chiave per Mediaset con gli azionisti chiamati a votare mercoledì la fusione con Media for Europe per la nascita della nuova holding olandese. In parallelo, le quotate italiane si confronteranno in Borsa negli incontri con gli investitori internazionali. Alla fine della settimana la Germania comunicherà i dati sul Pil. Venerdì arriverà il voto di Moody’s all’Italia.

È un classico, ormai, l’Italian Equity Week di Piazza Affari. Tre giorni (fino a giovedì 5) di incontri tra società e investitori internazionali, specializzati nei settori trainanti della nostra economia sui quali Borsa Italiana ha scelto di focalizzarsi: oggi il Lifestyle Day, domani l’Industrial Day, dopodomani l’Infrastructure Day. In mezzo, un convegno aperto al pubblico: il Miv Day («Miv» sta per «mercato per i veicoli che investono in economia reale»), in agenda domani, si snoderà attraverso cinque panel di approfondimento cui parteciperanno rappresentanti del ministero dell’Economia, di Bankitalia, della Consob, di Confindustria. Insieme a Borsa Italiana «faranno il punto – recita l’invito – sui Fondi d’investimento alternativi e il loro contributo al finanziamento della crescita del Paese». Sempre che, di questi tempi (politici), le condizioni per un contributo effettivamente ci siano. Indipendentemente dal rialzo con cui, giovedì 29 agosto, Piazza Affari ha salutato il mandato a Giuseppe Conte per la formazione del governo Pd-M5S.

L’ultima delusione, chiamiamola così, a Donald Trump l’ha spedita una settimana fa da Jackson Hole. Jerome Powell non ha mandato neppure uno dei segnali che il presidente USA (e questa volta anche i mercati) avrebbe voluto vedere: nessuna indicazione chiara sul futuro dei tassi, molta prudenza, la generica rassicurazione sul fatto che la Federal Reserve agirà «in modo appropriato» per sostenere la crescita dell’economia. Troppo poco, perché Trump non tornasse all’attacco. Tornato da Biarritz ha twittato: «La nostra Fed non sa stare mentalmente al passo con la competizione di altri Paesi. Al G7 in Francia tutti gli altri leader erano frastornati da quanto in basso i loro costi sugli interessi siano scesi. La Germania viene di fatto pagata per prendere in prestito denaro». Powell, che secondo il Presidente «non ha idea di quello che sta facendo», avrebbe gioco facile replicando, per esempio, che l’asta dei titoli tedeschi senza cedola è stata un flop. Non lo farà, naturalmente. Lascerà che a parlare sia, oggi, il Beige Book.

Dicono tutti, in Germania, che il trimestre luglio-settembre si chiuderà con l’ingresso dell’economia nazionale in zona «recessione tecnica». Questo perché, dopo il calo dello 0,1% nel periodo aprile-giugno, anche il terzo quarter del 2019 dovrebbe finire con un taglio del Pil (le stime parlano di un -0,2%). Siamo interessati anche noi, visto quanto pesano gli ordini tedeschi sulle esportazioni italiane. Tra oggi e domani potremo misurare quanto la locomotiva d’Europa stia effettivamente rallentando: in arrivo i dati definitivi su ordinativi e produzione industriale di luglio.

Standard & Poor’s e Fitch si sono già espresse. Mancava Moodys, a completare il quadro delle maggiori agenzie di rating. Il suo giudizio arriverà oggi e sarà, anche, il primo test di fiducia-gradimento internazionale per la nuova maggioranza di governo.

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2019/08/31/made-italy-sfila-piazza-affari-germania-conti-recessione-voto-moody-s-italia

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