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Dopo il G7 di Biarritz, il punto sulla (presunta) recessione mondiale

L’esame del confronto tra i Grandi al vertice francese nel fine settimana lascia spazio all’indagine sulla salute dell’economia reale. Nuovi dati cercheranno di far luce sulle effettive prospettive degli Stati Uniti, dove i pareri divergono tra forza o prossima debolezza, ma anche sull’Europa, a partire dal rallentamento della locomotiva tedesca, ma anche dalla fiducia degli italiani, alle prese con la crisi di Governo.

Noi, in Europa, preoccupati per le sirene che suonano sempre più forte l’allarme recessione. Loro, negli USA, che preoccupati non lo sono affatto. O almeno così dicono dalla Casa Bianca: “Stiamo andando meglio di qualsiasi Paese o area del mondo, i nostri consumatori sono molto forti”. Già, ma per quanto? Donald Trump - che ha pronunciato la frase di cui sopra pochi giorni fa, e proprio per rassicurare mercati che tanto sicuri dell’immunità americana alla crisi non sono - qualche timore lo deve in realtà avere. Altrimenti non continuerebbe a fustigare la FED perché vada giù con l’accetta sui tassi, né starebbe analizzando l’ipotesi di un taglio delle tasse per la classe media (aliquota più bassa del 10%, secondo il consigliere economico del presidente). Un chiaro messaggio, quest’ultimo, per quei “consumatori molto forti”, certo, e che tuttavia incominciano - pare - a coltivare qualche dubbio e quindi a tirare il freno. Anche con abbastanza forza, secondo le misurazioni dell’Università del Michigan, la cui stima preliminare vede l’indice di fiducia crollare dai 98,4 punti di luglio ai 92,1 di agosto. Gli analisti, che si aspettavano un calo limitato a 97,7, attendono per oggi il dato definitivo. Sapendo che, di solito, non è l’ateneo di Ann Arbor a sbagliare.

La Bundesbank ha usato il condizionale. Ma se l’istituto centrale dice che l’economia tedesca “potrebbe” subire una nuova contrazione del PIL dopo il -0,1% del secondo trimestre, chi non è obbligato a dosare le parole traduce, inevitabilmente, l’ipotesi in quasi certezza. E dunque sì, è altissima la probabilità che, quando arriveranno i dati luglio-settembre, anche la Germania debba dichiararsi in stato di recessione tecnica. Quanto eventualmente grave, e se temporanea o meno, aiuterà a capirlo oggi Destatis: in uscita, dall’istituto federale di statistica, c’è il bollettino con l’analisi dettagliata della situazione che ha portato al -0,1% del periodo aprile-giugno. Occhio anche a Parigi, uffici dell’Insee: in attesa dei dettagli sul PIL del secondo trimestre, in agenda giovedì 29, in Francia le statistiche del giorno spazieranno dagli investimenti nell’industria al clima di fiducia nel Paese. Superfluo ricordare quali siano le previsioni.

E poi, naturalmente, ci siamo noi. L’“anno bellissimo” promesso da Giuseppe Conte si era schiantato sui dati di non crescita già prima delle elezioni europee e conseguente ribaltone nei rapporti di forza tra Lega e Cinquestelle. A Ferragosto si sono aggiunte l’annunciatissima crisi di governo, la “sfiducia senza sfiducia” di Matteo Salvini all’esecutivo gialloverde, le dimissioni del premier, i magheggi trasversali tra il partito del voto e il plotone di chi le urne le teme. Ci sarebbe anche una manovra economica, da fare, e un aumento dell’IVA da scongiurare. Sarebbe strano se l’Indice di fiducia di consumatori e imprese, in arrivo oggi dall’ISTAT, non funzionasse da specchio.

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2019/08/24/g7-biarritz-punto-presunta-recessione-mondiale

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